SALA NERO-ARANCIO
incontri al CINEMA NELLE VACANZE
dell'Associazione Culturale Quintiliano

venerdì 30 giugno 2023

Venerdì 30.06.2023 ore 21 Cinema Centrale Arthouse - Via Carlo Alberto 27 (TO)

SILENT LAND (in lingua originale)



Anna e Adam sono una coppia polacca che sceglie per le vacanze una bella villa su un'isola in Italia. Sportivi e sofisticati, si godono le cene e le corse nella natura, isolandosi in un relax un po' robotico. Si lamentano però con il padrone di casa per la piscina che non funziona. Quando arriva un giovane operaio a ripararla, un incidente sconvolge la calma apparente del luogo e minaccia di rovinare il soggiorno dei due protagonisti (T. Tocci)

È un film di distanze, l'esordio alla regia della polacca Aga Woszczynska. Distanze culturali come distanze di sguardi, che si fanno spesso gelide, si prolungano al limite dell'insostenibile, separano i luoghi dai corpi.

lunedì 20 febbraio 2023

Martedì 21.02.2023 ore 18.15 Cinema Fratelli Marx (C.so Belgio 53 TO)

 Decision To Leave

Locandina Decision To Leave

Park Chan-wook sorprende con un romantico neo-noir che ha il respiro dei classici e il linguaggio del presente. Drammatico, Corea del sud 2022. Durata 138 Minuti.

PUBBLICO 3.87
Un film di Park Chan-wook. Con Hae-il Park, Wei Tang, Go Kyung-pyo, Yong-woo Park Uscita 2 febbraio 2023. Oggi tra i Film al cinema in 48 sale. Distribuzione Lucky Red.
Mentre indaga su un misterioso omicidio, un uomo comincia a provare dei sentimenti per la moglie della vittima.
La capacità dei grandi autori è anche quella di comprendere quando una vena si è esaurita ed è tempo di voltare pagina e trovare nuovi stimoli. Da troppi anni, susseguenti alla cosiddetta “trilogia della vendetta”, Park Chan-wook è spesso stato vittima del proprio stile, innamorato di un manierismo incline a una certa stanchezza creativa. Una filmografia di eccessi e barocchisimi, tendente al grandguignol, che trova un brusco arresto in un film che pare l’esatto opposto del Park che eravamo abituati a conoscere. Con Decision to Leave si torna ad accogliere tra i maggiori autori in circolazione un nome amato dai cinefili, spesso oggetto di fanatismi mal riposti e accanimenti altrettanto inutili. Un Park rinnovato e talora quasi irriconoscibile, arresosi al potere di suggestione che è proprio solo degli amori irrealizzabili, mentre gira il film più romantico del 2022.
 EVENTO PROPOSTO DA Q GIOBERTI



venerdì 30 dicembre 2022

Martedì 3 gennaio 2023 ore 18.30 c/o Cinema Nazionale

 


LIVING

Con un duplice salto temporale e spaziale, un'opera che riesce nell'impresa di riproporre un capolavoro di Kurosawa. Drammatico, Gran Bretagna 2022. Durata 102 Minuti. 
Un uomo londinese degli anni '50 deve affrontare un'ultima pratica lavorativa prima di combattere con una malattia terminale. Remake del capolavoro di Kurosawa.
Proporre un remake di un capolavoro di Kurosawa poteva essere un'impresa pretenziosa. Hermanus c'è riuscito. L'impiegato comunale Kanji Watanabe rimane nella storia del cinema come una sintesi del pessimismo del Maestro giapponese che si traduce in un ottimismo della volontà. Hermanus si è assunto l'onere di rileggerlo con un duplice (se non triplice) salto temporale e spaziale. Tutto procede in maniera tradizionalmente 'tradizionale' ed è come se noi fossimo sottoposti ad una raffinata indagine di mercato che inizi con questa domanda: "Nell'Anno Domini 2022 a settanta anni dalla sua uscita nelle sale, si può riproporre (adattandola) una storia come questa? La risposta è, superando steccati ideologici e cinefili, la seguente: sicuramente SÌ.
Film proposto dal dr. Flavio Mergotti, assistente storico di Quintiliano

venerdì 7 settembre 2012

Lunedì 10.09.12 ore 20.05


Cinema Massimo

 
Via Verdi, 18 - Torino. Telefono: +39 0118 125 606  mappa» 

L'intervallo

Un film di Leonardo Di Costanzo. Con Francesca Riso, Alessio Gallo, Antonio Buil Puejo, Carmine Paternoster, Salvatore Ruocco. Drammatico, durata 90 min. - Italia, Svizzera, Germania 2012. - Cinecittà Luce
   
L'intervallo inizia con una considerazione zoologica sulle diverse ragioni che spingono a cantare tipologie differenti di uccelli caratterizzati da un canto molto simile: “...così un canto di sfida può essere confuso con un canto d'amore”. Ed è per ragioni d'amore che forse sono spinte da una volontà di sfida, che Veronica si trova prigioniera in un ospedale abbandonato di Napoli simile ad un castello diroccato, guardata a vista da un altro recluso, obbligato con la forza a farle da carceriere per un giorno. I due ragazzi, impossibilitati ad uscire da quel luogo senza senso, vivranno una giornata di vacanza dalla quotidianità che li schiaccia.
Scritto appositamente per il cinema, senza basarsi su nessun testo di partenza, girato in fretta e modellato nei dialoghi e nelle inflessioni sulla lingua parlata realmente grazie al contributo e alle piccole improvvisazioni dei due attori protagonisti (scovati e allenati da mesi di “preparazione”), il film di Leonardo Di Costanzo ha il sapore dei prodotti grezzi ed autentici e la complessità visiva del più grande direttore della fotografia che operi in Italia: Luca Bigazzi.
Tra fondamenta allagate che paiono mari immensi, giardini trascurati che sembrano boschi colmi d'erbacce e piante non coltivate, rottami a non finire e saloni vuoti in cui solo detriti e calce fanno da mobilio i due ragazzi parlano, si odiano e si rispecchiano l'uno nell'altro fino all'inevitabile confronto finale con la ragione della loro reclusione. Nella favola scritta assieme a Maurizio Braucci non c'è consolazione, solo illustrazione, non c'è eroismo, nemmeno nascosto, solo sottomissione al sistema, per questo è uno dei film più coraggiosi in materia.
Per arrivare a questo la scelta del team di autori è di passare attraverso il dramma da camera senza mai avvicinarsi al teatro. Benchè in scena ci siano praticamente sempre solo due attori che parlano tra di loro, L'intervallo riesce a non rimanere ripiegato sulla parola ma con i continui cambi d'ambiente e il fenomenale apporto delle luci di Bigazzi, capaci da sole di raccontare uno stato d'animo, porta nuove idee e rinegozia il senso di ogni scena, in modo da rendere ogni momento superiore alle semplici battute che in esso sono pronunciate.
Nonostante rimanga un film piccolo, per volontà aspirazioni e umiltà, L'intervallo comunque riesce ad arrivare più lontano delle proprie aspirazioni in virtù di una coerenza, di un'onestà e di una fiducia nelle capacità dell'immagine che non sono frequenti. 

 Gabriele Niola (mymovies) 


appuntamento proposto da

venerdì 13 luglio 2012

Da Sabato 07.07 all'11.08.12 a Palazzo Reale

dal 7 luglio all'11 agosto 2012

PROGRAMMA

LUGLIO
Sabato 7
 Il gattopardo di Luchino Visconti

Martedì 10
Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard

Venerdì 13
2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick

Martedì 17
Quell’oscuro oggetto del desiderio di Luis Bunuel

Venerdì 20
Pulp fiction di Quentin Tarantino

Sabato 21
8 ½ di Federico Fellini

Martedì 24
Velluto blu di David Lynch

Venerdì 27
Il grande dittatore di Charles Chaplin

Sabato 28
Casablanca di Michael Curtiz

Martedì 31
Toro scatenato di Martin Scorsese

AGOSTO
Venerdì 3
Psyco di Alfred Hitchcock

Sabato 4
Guerre stellari di George Lucas

Martedì 7
A qualcuno piace caldo di Billy Wilder

Venerdì 10
Mystic River di Clint Eastwood

Sabato 11
Non ci resta che piangere di M. Troisi e R. Benigni

In caso di maltempo le proiezioni saranno annullate e recuperate nei giorni 14, 17 e 18 agosto.

Appuntamenti segnalati da
 

martedì 10 luglio 2012

Mercoledì 11.07.12 ore 18.35

Cinema Centrale

Via Carlo Alberto, 27 - Torino. Telefono: +39 011 540 110  mappa» 
di Gabriele Niola   (mymovies)
La vita, le dichiarazioni, la musica, le donne, i figli, l’impegno e le contraddizioni del più grande e riconosciuto interprete della musica reggae giamaicana. Attraverso le dichiarazioni di quelle che, di momento in momento, sono state le persone a lui più vicine, Bob Marley viene descritto e raccontato da chi lo conosceva con pochissimi ancoraggi all’oggettività di dati, numeri o fatti documentati.
Quella che gira intorno a Bob Marley è una storia priva di misteri ma colma di bugie. Quelle dello stesso cantante (spesso incline a dichiarare ciò che gli era più comodo), quelle delle sue mogli (in lotta l’una con l’altra, vista la tendenza di Rastaman alla poligamia segreta) e quelle dei molti amici d’infanzia e adolescenziali (più inclini al mito che al racconto). Di tutti questi contributi eterogenei Kevin MacDonald fa l’uso migliore: ne trae un dipinto espressionista invece che impressionista. Non usa i singoli puntini per ricostruire una figura grande e precisa, ma ampie pennellate che sfalzano le prospettive e non coincidono necessariamente le une con le altre, ottime per comunicare sensazioni e sentimenti.
Il risultato è il feeling della fine degli anni ‘60 nella baraccopoli di Trench Town o quello degli anni ‘70 a Kingston, del Marley re del mondo del reggae ma anche del Marley fine politico, che accetta di diventare spalla dei Commodores (quando era all’apice della sua fama) per conquistare il mercato del pubblico afroamericano fino a quel momento sembrava indifferente al reggae, o che rifiuta di prendere il colore di uno dei due partiti giamaiacani che tanto lo hanno corteggiato.
Le due ore (piene ma anche lunghe) di Marley dividono il film in due parti distinte. La prima, centrata sulle discussioni con i parenti più anziani (tutti in vita!) e quella galleria di freak rastafariani che erano gli amici d’infanzia, è piena di un umorismo volontario e involontario che spiega più d’ogni altra cosa quale fosse il brodo culturale d’emarginazione in cui è cresciuto Bob Marley. La seconda, più centrata sul decennio di produzione di dischi, piena di dietro le quinte e aneddoti sul Marley ricco e famoso, svela il lato più cinico, egoista e competitivo di un uomo che ha avuto 11 figli da 7 mogli in circa 15 anni e voleva fermamente conquistare qualsiasi mercato discografico.
Per questo MacDonald, anche al netto di un documentario non perfetto, merita stima, perchè di fronte ad una delle più grandi icone di sempre non ha chinato il capo ma con rispetto ha indagato pensando al pubblico e non al protagonista. 

Appuntamento proposto da
Il SYMPOSIUM avverrà in un locale scelto al termine del film

martedì 3 luglio 2012

Mercoledì 04.07.12 ore 20

CROSSROADS: More di Barbet Schroeder. Cinema Massimo Torino, 4 luglio 2012 (replica lunedì 9 luglio)

ore 20.30, Sala Tre



Indicazioni di contatto:
Luogo: Cinema Massimo Torino  Telefono: 011 8138 574   Web: http://www.museonazionaledelcinema.it/ 

Il Museo Nazionale del Cinema presenta mercoledì 4 luglio 2012, alle ore 20.30, nella Sala Tre del Cinema Massimo, il film More di Barbet Schroeder. In replica lunedì 9 luglio, alle ore 16.00. Ingresso: 6.00/4.00/3.00 euro.

Debutto alla regia dell’iraniano Barbet Schroeder, More è la storia semplice e lineare della progressiva dissoluzione di Stefan, della sua discesa nella dipendenza dalle droghe e della conseguente escalation nella perdita di freni inibitori. Presentato al Festival di Cannes del 1969, è una piccola epopea della decadenza giovanile, che si snoda fra Parigi e Ibiza, procedendo per stadi e sostanze successive, e impregnandosi sensibilmente della cultura hippy dell’epoca: costumi libertini, sessualità libera, estasi dei sensi e poetica della dissoluzione. Realizzato nel 1969, il film è divenuto ben presto un cult movie per due ragioni principali: la soundtrack composta dai Pink Floyd e il percorso accidentato nelle sale. Pur essendo in lingua inglese, fu poco visto in Inghilterra e negli Stati Uniti, ottenendo molto più credito nel resto dell’Europa, soprattutto in Francia.

Barbet Schroeder
More
(Francia 1969, 116’, col., v.o. sott. it.)
Intensa e tormentata storia d'amore tra il tedesco Stefan e l’americana Estelle nell'Ibiza di fine anni Sessanta, meta abituale di chi cercava vacanze a scopo psichedelico. Lei introduce lui agli eccessi del piacere e alle droghe, ma il risultato è tragico. Affresco onirico e drammatico di un viaggio senza regole nel mondo della droga, con inevitabile epilogo tragico. Il film è interamente accompagnato dalla colonna sonora dei Pink Floyd, commissionata dallo stesso regista e pubblicata nell'album omonimo, presente nella discografia ufficiale della band. Schroeder ha modellato la storia sul mito di Icaro dove Estelle rappresenta il sole. Il film, presentato al Festival di Cannes, divenne subito un film culto grazie anche alla colonna sonora, scritta ed eseguita dai Pink Floyd, direttamente coinvolti nel progetto dallo stesso regista.
Proiezione digitale HD
Sc.: Barbet Schroeder, Paul Gegauff; Fot.: Nestor Almendros, Fran Lewis; Int.: Klaus Grunberg, Mimsy Farmer, Heinz Engelmann.

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appuntamento proposto da